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21 10 2025

OOH, DOOH e Gen Z: la pubblicità su affissione in rapporto alle fasce d’età

OOH, DOOH e Gen Z: la pubblicità su affissione in rapporto alle fasce d’età

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    Prima di ideare e realizzare una campagna pubblicitaria su affissione Out Of Home (OOH) o schermi digitali (DOOH) su strada, c’è una parola fondamentale nel gergo marketing – il “target” – usata per indicare a che tipo di pubblico la campagna si rivolge e oggi il target più giovane di cui si parla è costituito proprio dalla cosiddetta Gen Z.

    Perché si chiama Gen Z e a cosa si riferisce?

    La Generazione Z corrisponde ai nati tra il 1997 e il 2012, quindi identifica il primo gruppo di persone nella storia che – rispetto alle generazioni precedenti – dal primo giorno di vita era già nell’era di Internet.

    Come abbreviazione si è scelta la lettera Z, proprio per stabilire una sorta di continuità temporale rispetto alle generazioni indicate con le lettere X e Y, figlie a loro volta dei cosiddetti “Baby Boomers” e cioè gli attuali nonni nati nell’immediato Dopoguerra (dal 1946 al 1964).

    Fasce di età e nome del relativo target di riferimento per la pubblicità

    Prima di proseguire nell’articolo, ecco un’utile mappa per orientarsi fra termini che oggi sono sempre più utilizzati in particolare per indicare al volo una determinata fascia anagrafica.

    • “Baby boomers”, persone nate tra il 1946 e il 1964, un po’ come dire oggi “Over 60”.
    • “Generazione X”, i nati tra il 1965 e il 1980, ovvero la generazione successiva ai baby boomer (oggi sarebbe la fascia 45/60 anni).
    • “Generazione Y” oppure “Millennials”, ovvero il gruppo demografico nato all’incirca tra il 1981 e il 1996, di chi è diventato maggiorenne nel nuovo millennio.
    • “Gen Z” la generazione nata dopo il 1997, quindi degli attuali adolescenti, se consideriamo che gli ultimi orientamenti degli studiosi, rispetto al passato (18/20 anni), indicano la fine dell’adolescenza entro i 24/26 anni.

    L’importanza di usare il linguaggio più adatto al target prescelto

    Una prassi molto utile, se vogliamo formulare un messaggio pubblicitario efficace, è cercare prima di tutto l’identikit del “buyer persona”, cioè sforzarsi di avere metaforicamente davanti agli occhi “il cliente ideale”.

    • Che età ha?
    • Quali esigenze sente più importanti?
    • Come è costruita la sua giornata tipo?

    In questo modo, lavorando in profondità sul definire ogni altra caratteristica utile a comprendere i bisogni più autentici di questa persona, anche il brand che vuole mettersi in comunicazione con la stessa deve mettere a fuoco il “cosa” può realmente offrirle e in che modo.

    Ogni fascia d’età ha un proprio modo di reagire alla pubblicità

    Comprendere quindi le prerogative di ciascuna fascia d’età e il modo in cui questa si relaziona alla pubblicità, permette di elaborare strategie più in sintonia con il pubblico di riferimento. E, in un approccio evoluto e consapevole alla pubblicità, ciò vuol dire “sforzarsi di capire realmente” come comunicare nel modo più efficace con quello specifico target.

    Il mercato USA, pur con le dovute differenze rispetto a quello europeo, ci può dare un’idea di come sta cambiando ciascun target, offrendoci più dati analitici, sia su come ogni media viene oggi percepito (qui le “Media reactions 2025” di Kantar) sia su come ciascuna tipologia di target o fascia di età guarda alla pubblicità (qui alcune interessanti rilevazioni da YouGov).

    Cambio di contenuti e di prospettiva

    Il risultato, per chi comunica, è cambiare progressivamente prospettiva, dal “cosa ti offro” al “di cosa hai realmente bisogno?” e questo è possibile solo quando conosciamo meglio il vissuto del nostro interlocutore o cliente potenziale.

    La buona notizia è che, in media, oltre 4 persone su 10 concordano sul fatto che la pubblicità aiuta effettivamente a scegliere cosa acquistare. Il punto è capire meglio Cosa è rilevante, nella comunicazione dei brand, per queste persone.

    La pubblicità per la Gen Z

    Addirittura il 57% della Gen Z considera la pubblicità una valida guida alle proprie decisioni di acquisto e così anche il 50% dei Millenials. Queste percentuali si abbassano al 36% per la Generazione X e al 29% per i Baby Boomers.

    Ma, e qui viene il bello, è importante sapere che più della metà (57%) dei consumatori in genere, con una punta del 66% da parte della Gen Z, 64% di Millennials e 55% della Generazione X (mentre per i Baby Boomer questo è importante “solo” per il 46%), concordano sul fatto che i brand dovrebbero maggiormente esporsi su argomenti ritenuti rilevanti.

    Ad esempio dicendo come la pensano e cosa concretamente fanno rispetto alla salvaguardia dell’ambiente, all’interesse della collettività e al modo stesso di trattare i propri dipendenti, ovvero le tematiche ESG.

    Questi dati si spiegano chiaramente, anche in Italia, considerando che ai più giovani sta naturalmente più a cuore la prospettiva di lungo termine e quindi la sostenibilità ambientale, l’impatto sociale di un’azienda e le condizioni lavorative che offre al proprio interno.

    L’immagine dei giovani nella pubblicità

    Sempre sulla base di dati raccolti da YouGov Profiles negli USA, in modo continuativo e attraverso sondaggi costanti sulle varie fasce di popolazione, sappiamo che attualmente il 54% della Gen Z non vede il proprio stile di vita adeguatamente rappresentato nella pubblicità.

    Questo vuol dire che c’è bisogno di rappresentazioni più reali e realistiche delle persone e del loro contesto di vita. Non a caso il 65% degli adulti, indipendentemente dall’età, dice di apprezzare la presenza di “persone dall’aspetto reale” nelle pubblicità e la percentuale resta elevata in tutte le generazioni.

    E i testimonial funzionano o no per la Gen Z?

    La Gen Z al 52% e i Millennials (44%) sono tra i più propensi ad apprezzare la presenza in pubblicità delle loro celebrità preferite. E qui si nota la differenza maggiore rispetto all’apprezzamento di queste figure da parte di altri target, visto che i testimonial sono invece apprezzati solo dal 28% della Generazione X e dal 18% dei Baby Boomers (18%).

    La pubblicità deve essere anche divertente?

    Anche questa componente è spesso oggetto di diatribe quando si deve uscire con una campagna su affissione tradizionale o su schermi digitali: quanto dosare aspetti come umorismo, ironia e “entertainment”?

    Se parliamo di Gen Z, questa certamente si aspetta che la pubblicità li intrattenga (48%) così come allo stesso modo, se non di più, la pensa il 56% dei Millennials. Umorismo, visual e reel audaci per rilevanza culturale possono suscitare emozione e voglia di condividere lo stesso messaggio sui social.

    La Gen Z guarda i cartelloni pubblicitari?

    La pubblicità out-of-home (OOH), come poster e cartelloni pubblicitari, si conferma uno strumento potente e certamente considerato, anche dai ragazzi della Gen Z. Il 48% di loro, così come dei Millennials, consiglia o parla con altri amici di prodotti che ha visto su affissione o schermi digitali. Di sicuro una soglia di attenzione più alta per questa forma di pubblicità, rispetto a quella dimostrata dalla Generazione X (34%) e dai Baby Boomers (23%).

    Inoltre, come abbiamo già visto in questo articolo sull’interazione fra pubblicità Outdoor e Web, ben il 54% della Gen Z e il 53% dei Millennials cercano spesso prodotti sui propri smartphone dopo aver visto annunci su affissione e DOOH, a dimostrazione di come la connettività digitale migliori le stesse performance del mezzo su strada.

    Targetizzazione della pubblicità digitale

    In particolare per la pubblicità digitale, sia online che su schermi digitali, sempre YouGov ci dice che il 56% della Gen Z e il 53% dei Millennials sono più propensi a interagire con annunci pubblicitari personalizzati in base alle loro preferenze. Mentre questa percentuale si abbassa tra i consumatori più anziani.

    Ugualmente la pubblicità sui social media mostra di avere più presa sulla Gen Z rispetto alle pubblicità tradizionali sui siti web (banner). Al contrario solo il 31% della Generazione X e il 18% dei Baby Boomer gradiscono inserzioni pubblicitarie sui social media.

    Compatibilità tra mezzi: i Social Media e i “Social” su strada

    In una nostra pubblicità su strada di qualche tempo fa, avevamo scritto che un cartellone pubblicitario è come un post su strada. E infatti OOH e social media sono perfetti alleati, specie per lo stile di vita della Gen Z.

    Con lo smartphone sempre in mano, i ragazzi usano i social non solo a scopo di intrattenimento, ma anche per scoperta del mondo attorno a loro, acquisti e connessione con gli amici.

    Secondo lo Sprout Social Index 2024, il 90% della Gen Z afferma che la presenza social di un brand influisce sulla fiducia nei suoi confronti.

    Il ponte tra online e offline

    L’OOH supporta alla perfezione questo ecosistema, fungendo da ponte tra esperienze online e offline. Poster, schermi digitali e ledwall che promuovono eventi o lanci di prodotto non si limitano ad aumentare la notorietà: stimolano l’interazione social, l’uso di QR code e l’engagement in tempo reale.

    Inoltre il DOOH, nel caso di campagne rivolte alla Gen Z, rispecchia perfettamente il formato breve e d’impatto che i giovani apprezzano su TikTok, Instagram e Snapchat.

    Come comunicare alla Gen Z nel modo più efficace

    Per le ragioni che abbiamo illustrato finora, la pubblicità rivolta alla Generazione Z deve essere autentica, trasparente, basata su valori, ancora meglio se interattiva e personalizzata.

    Un approccio “troppo da pubblicità”, quindi un linguaggio ad esempio autoreferenziale oppure uno stile eccessivamente patinato, non funzionano con la Gen Z.

    Al contrario i ragazzi apprezzano contenuti genuini, come nel caso di quelli generati dagli utenti stessi (UGC) e da micro-influencer, con campagne che ad esempio integrano storytelling inclusivo, un linguaggio familiare (es. meme, slang giovanile) e un autentico impegno sociale o ambientale.

    Ecco alcune delle qualità che un messaggio rivolto alla Gen Z dovrebbe avere.

    • Autenticità e trasparenza, la Gen Z si mostra critica verso il marketing tradizionale e preferisce brand che comunicano in modo sincero e ove possibile originale.
    • Valori e impegno concreto, aumenta la fiducia verso aziende che dimostrano un impegno reale verso cause sociali ed etiche, chiedendo fatti e non solo parole vuote.
    • Più interazione e partecipazione, l’aspirazione della Gen Z è quella di non essere percepita solo come un consumatore, per cui tende a premiare chi la fa partecipare attivamente, permettendo di creare e condividere contenuti, magari interagendo direttamente con i brand.
    • Contenuti veloci e coinvolgenti, sicuramente apprezzati i formati brevi, come reel (più che spot in senso tradizionale) con una propensione positiva all’ironia e all’intrattenimento.
    • A tutta personalizzazione, la Gen Z apprezza esperienze su misura e prodotti che riflettano la propria individualità, aiutandola a esprimerla fino in fondo.

    Quanto è difficile creare una pubblicità efficace per la Gen Z?

    Catturare l’attenzione di questo target di giovani non è affatto facile. Essendo cresciuti tra contenuti veloci e feed iper-personalizzati, sono altrettanto abili a filtrare o skippare all’istante tutto ciò che non appare autentico.

    L’OOH ha tuttavia un grande vantaggio e cioè quello di offrire ai ragazzi qualcosa di diverso e di nuovo, rispetto al loro quotidiano spesso totalmente digitale: un’esperienza nel mondo reale, che – neanche da loro stessi – può essere saltata o bloccata.

    I dati Nielsen ci dicono che il 59% della Gen Z si fida più degli annunci OOH rispetto ad altri media tradizionali come la stessa TV generalista, proprio per la loro presenza pubblica e non invasiva.

    I social media restano certamente il loro habitat naturale, ma quando si uniscono alla presenza fisica dell’Out Of Home, il risultato è un’esperienza fluida tra il reale e il digitale.

    Conclusioni

    In sintesi: agli occhi di questo speciale target che nasce praticamente online e che solo man mano che cresce ed esce fisicamente di casa affacciandosi al mondo reale, affissione OOH e schermi digitali DOOH rappresentano un mezzo certamente interessante e preso costantemente in considerazione.

    L’OOH offre anche ai brand giovanili visibilità, credibilità e risonanza culturale. E quando si unisce ai social media, diventa un motore di coinvolgimento autentico. L’importante è tener conto del fatto che la Gen Z premia i brand che rispettano la propria intelligenza e si impegnano a parlare la loro stessa lingua.

    Quando OOH e social media si integrano in modo creativo e coerente, i brand non solo vengono notati, ma vengono anche ri-condivisi. E per chi vuole davvero mettersi in dialogo con questa nuova generazione, questa è la strada giusta.

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